2014

Riflessioni tattiche sul Milan di Inzaghi

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Quelle che seguono sono delle mie personalissime riflessioni tattiche sul Milan di Pippo Inzaghi, alla luce di quanto visto nelle prime sei partite di campionato.
Partiamo dal presupposto che si tratta di una squadra in costruzione e che queste poche partite non permettono ovviamente un’analisi completa sulle idee tattiche del Mister, bensì solo qualche spunto su ciò che per ora si è visto. Il lavoro di preparazione fatto da Inzaghi è apparso da subito evidente sin dalla prima partita contro la Lazio (e forse già dalla sfida nel trofeo Tim contro la Juve); si è lavorato sulla ricerca di un certo equilibrio tattico, sulla compattezza dei reparti e su un’idea di gioco basata su un discreto equilibrio tra il gioco in contropiede e il possesso palla. I risultati altalenanti visti fin ora, in particolare i due pareggi con Empoli e Cesena e la brutta prestazione contro il Chievo, hanno messo in evidenza alcune lacune di questo progetto tattico, e in particolare i problemi del Milan, oltre ai deficit nella qualità di alcuni interpreti, derivano a mio avviso dalla mancanza di una reale alternativa di gioco valida a quella del contropiede. La presenza nel reparto offensivo di giocatori veloci come Menez, El Shaarawy e Bonaventura, rende le ripartenze un’arma indiscutibilmente valida laddove i suddetti giocatori possono trovare lo spazio adatto. Il problema è quando si affrontano squadre che tendono a chiudersi in difesa, con 9 uomini dietro la linea della palla, e laddove, quindi, mancano gli spazi per i colpi dei nostri velocisti. Per fare un esempio di un’altra squadra che utilizza la velocità nel contropiede come arma offensiva, la Roma di Garcia (oggi la squadra più bella e tatticamente preparata della Serie A), trova la stessa difficoltà ad attaccare in questo modo contro difese chiuse (si veda la partita contro il Verona), ma a differenza del Milan, pur non potendo contare sulla velocità negli spazi aperti di Gervinho, Maicon o Destro, con un possesso di palla nello stretto, il palleggio ubriacante e il talento di almeno due grandi registi (Pjanic e Totti), trova comunque la via del gol e soprattutto non da l’impressione, che invece ha dato per ora il Milan di Inzaghi, di girare a vuoto.
Si ritorna qui, inesorabilmente, ad affrontare il problema delle lacune tecniche di alcuni nostri reparti; la fatica del Milan contro le difese chiuse (in particolare nonostante il risultato finale si veda il primo tempo di Milan-Chievo) è dovuta al basso tasso tecnico del nostro reparto di centrocampo, problema in realtà ovviabile con alcuni esperimenti che ancora Inzaghi non ha voluto provare. L’altro problema è che se la squadra ha trovato una certa compattezza quando gioca di ripartenze (per esempio un gol subito contro Lazio e Juve), quando invece c’è da proporre gioco i reparti si scollano, la squadra diventa lunga e vengono a galla le carenze tecniche dei difensori e soprattutto gli errori nella fase difensiva in generale, divenendo vittima a nostra volta dei contropiedi avversari, cosa che ci rende, per ora, una delle difese più bucate della Serie A.
Appare evidente, dunque, che è necessaria una preparazione più specifica per le singole partite e un’attenzione maggiore nella scelta degli uomini. Contro squadre che propongono gioco e in cui possiamo giocare di ripartenze ben vengano Menez (anche da interno di centrocampo perché sia il primo o il secondo uomo a toccare il pallone), El Shaarawy, Honda e Bonaventura, anche tutti e quattro in campo contemporaneamente, liberi di svariare senza dare punti di riferimento e contemporaneamente di sacrificarsi nella fase difensiva. Quando invece c’è da proporsi offensivamente con costanza per aprire le difese avversarie sono necessarie principalmente due cose, abilità nel palleggio nello stretto e capacità di inserimento: Menez diventa a mio avviso superfluo, anche vista la sua tendenza ad incaponirsi nel dribbling, un giocatore come Honda serve necessariamente a centrocampo per dare qualità, rinunciando ad almeno uno tra Muntari e Poli, sulle fasce serve spinta e iniziativa nel tagliare dentro (ancora una volta l’esempio è Maicon), incomprensibile mi sembra dunque l’insistenza nell’utilizzo di un De Sciglio adattato a sinistra, che non spinge e non ricerca certo veloci scambi nello stretto, a discapito di un giocatore come Armero, che invece è abile proprio in questo. Infine un’altro modo fondamentale per aprire le difese chiuse è quello dei cambi di gioco veloci; in attesa di Montolivo un solo nostro centrocampista può farlo ed è Essien (con tutti i suoi difetti). Un centrocampo ideale appare quindi composto da De Jong, Essien e Honda.
Al di là degli uomini, poi, Inzaghi credo debba lavorare proprio sulla qualità del gioco. Anni di manovra avvolgente, lenta e bulimica di Allegri hanno mostrato tutto ciò che di sbagliato si può fare nel possesso palla. Inzaghi deve lavorare a mio avviso sulla qualità e sulla velocità nel palleggio, su un mix di scambi nello stretto e veloci cambi di gioco, sfruttando il più possibile le catene laterali tra l’esterno d’attacco e il terzino (non a caso contro il Chievo le sovrapposizioni di Abate sono stata l’unica fonte di bel gioco visto durante la partita).
Solo con un’idea tattica che sappia alternare ed equilibrare a seconda dell’avversaria, la velocità delle ripartenze e la qualità del giro palla, il Milan ha qualche possibilità, al di là dei risultati, perlomeno di entusiasmare noi tifosi facendo bel calcio.

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