Editoriali

Possesso palla e filosofia offensiva: il paradosso di un Diavolo che non fa (più) paura

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La filosofia di gioco del Milan in questa prima metà di stagione è caratterizzata da una proposta offensiva, ma i frutti raccolti?

Parlare di fondo del barile in questa recente storia, per il Milan, è veramente complicato: ogni anno infatti la situazione intorno al club rossonero sembra precipitare ancora di più, trascinando il Diavolo verso i più caldi e maledetti inferi. Dando uno sguardo solamente (e sottolineiamo il solamente) alle prestazioni sportive di questa squadra negli ultimi anni, si delineerebbe semplicemente il quadro clinico di una normale squadra provinciale, con timide ambizioni di classifica e poche velleità europee.

L’ERRORE MADORNALE – La realtà purtroppo, come al solito, racconta una storia diversa: il Milan, nonostante i pessimi traguardi del recente passato ha speso negli ultimi anni oltre 400 milioni di euro, tra nuovi acquisti, stipendi salatissimi e frequenti cambi dirigenziali. Cifre che stonano clamorosamente con la mediocrità nella quale i rossoneri hanno convissuto nell’ultimo periodo e stanno continuando a convivere tutt’ora. Tratti probabilmente in inganno dall’addizionarsi di progetti ambiziosi, da acquisti altisonanti (solo nel prezzo), i dirigenti del Diavolo hanno impostato una stagione, quest’ultima, con l’intento di proporre un Milan offensivo, padrone del gioco e ambizioso (sia nei risultati che nella posizione finale di classifica).

L’EQUIVOCO TATTICO – A supporto di tale scopo è stato ingaggiato Giampaolo come allenatore: un idealista ossessionato dalla forma e dall’aspetto, che ha provato a rilanciare il Diavolo all’insegna di questi valori. Il risultato? Fallimento totale ed esonero record dopo 7 giornate. A sostituirlo è arrivato Pioli. Più concretezza, giocatori nel loro ruolo preferito, ma ancora lo stesso madornale errore: proporre un Milan offensivo, con il piede sull’acceleratore. Una squadra all’attacco. Arriviamo quindi ad oggi: Romagnoli e compagni ricoprono l’undicesima posizione in classifica, con la zona Champions che dista già 8 punti. Ma dopo anni di mercato in cui sono stati spesi un mare di soldi, com’è possibile tutto ciò?

LA PALUDE DELLA MEDIOCRITA’ – La grande verità che probabilmente sfugge alla società rossonera, e che sicuramente non è ancora stata colta da Pioli (né da Giampaolo prima) è che la natura di questo Milan è provinciale. La maggior parte dei giocatori non vale la cifra per cui sono stati pagati e la media finale segna un risultato di sconfortante mediocrità. Tant’è vero che, man mano che le sessioni di mercato si succedono, i giocatori rossoneri hanno sempre meno appeal nei confronti delle altre squadre e la casella mail degli uffici di via Aldo Rossi è sempre più scarna. A dipingere ancora meglio il quadro di questa palude dozzinale ci sono poi alcuni dati, pubblicati sul sito della Lega Serie A. Il Milan è una delle squadre con più possesso palla del campionato (la quinta per la precisione), ma allo stesso tempo una di quelle con meno gol segnati (solo quattordicesima) e tiri tentati (ottava). Tutti dati sintomatici del fatto che i rossoneri sono una squadra, per stessa imposizione e filosofia del tecnico, che pretende di dominare la partita, di atteggiarsi da grande squadra, di creare pericoli su pericoli non curandosi dell’avversario, salvo poi disilludersi con gli stessi risultati portati a casa, che raccontano una realtà diametralmente e vertiginosamente opposta.

UN DIAVOLO IN CERCA D’AUTORE – La mediocrità degli interpreti che Pioli ha a disposizione non permette un tipo di gioco così coraggioso, proprio perché la loro giovanissima età e le loro ancora acerbe competenze tecnico-tattiche rendono il Milan una squadra di giocatori normali, che provano a conquistare in modo eccessivamente ambizioso risultati e zone di classifica che purtroppo non gli competono minimamente. In tal senso è stato visionario il caro vecchio Gattuso, che avendo capito immediatamente la reale natura e le vere potenzialità della rosa che aveva a disposizione, ha impostato un Diavolo coperto, difensivo, che potesse costruire le proprie certezze attorno ad un’attenta e oculata tattica di attesa, per poi sprigionare nelle ripartenze le qualità di alcuni singoli.

In questo modo ha spinto la squadra ad un passo dall’obiettivo Champions, oltre ogni aspettativa e, sinceramente, oltre ogni facoltà. Dall’obiettivo quarto posto sfumato per un soffio è poi iniziato il clamoroso abbaglio da parte della dirigenza rossonera, che sicura di avere una solida base da cui partire, ha poi costruito un Milan, quello di oggi, che recita un copione che non gli appartiene per niente. Questa è la drammatica situazione, quella di un Diavolo in cerca d’autore.

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