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Kalulu: «Voglio conquistare tanti trofei con il Milan, Ibrahimovic decisivo»

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Pierre Kalulu, difensore del Milan, ha rilasciato una lunga intervista a sofoot: le sue dichiarazioni e gli elogi a Ibrahimovic

Pierre Kalulu, difensore francese del Milan, in una lunga intervista a sofoot.com ha fatto il punto sulla sua esperienza in rossonero:

SUL SUO RUOLO: «Qual è il mio ruolo? Questa è davvero la domanda giusta. Onestamente, dipende dalla squadra in cui gioco. Al Milan, finché sono in campo, per me va bene perché è un grande club. In effetti, non mi definisco per il mio ruolo. Piuttosto, sono gli allenatori che decidono la mia posizione. Alcuni mi preferiscono a destra, altri in mezzo. Finché sono in campo va bene».

SULLE RICHIESTE DI PIOLI: «Ogni allenatore ha una visione precisa. Per Pioli la squadra deve essere brava in fase difensiva, ma il mio ruolo in attacco dipende da quanto gioco alto in campo. Quando sono molto alto posso fare l’attaccante».

SULLA SUA DUTTILITA’: «La vedo come un vantaggio, perché nel calcio moderno siamo molto mobili. Posso essere laterale e dover intervenire al centro e viceversa. Posso superare diversi problemi sul campo. Significa che ho qualità che cambiano dagli altri e che mi differenziano un po’. Questa cosa nasce anche dalla formazione che ho avuto al Lione, dove non siamo mai stati fissati in una posizione. Dovevi essere bravo ovunque. Non sono mai stato formato per essere un difensore, anche se difendere aiuta. Ci hanno insegnato ad essere ottimi giocatori di calcio, semplicemente. Ed è questo che fa la differenza».

SU IBRAHIMOVIC: «Dato che è il più grande, ha questo ruolo di mentore, anche se la parola non mi piace molto. Ha l’esperienza per trascinarci. Quando sono arrivato, anche se non avevo mai giocato da professionista, è stato molto accogliente, mi ha dato molti consigli e mi ha fatto domande sulla mia vita personale, le mie aspettative, cosa volevo, anche se non doveva farlo per forza. È buono. In campo, giochiamo per vincere. Un passaggio sbagliato è uno di troppo, quindi può urlare. Ma è così in ogni spogliatoio. È un ottimo compagno di squadra».

SU IBRA E GIROUD: «Se parlo con loro di come vogliono i miei cross? Ad esempio, Olivier non ha le stesse aspettative di Zlatan, perché si posiziona diversamente. Olivier è uno che si muove un po’ di più in area, va sia sul primo che sul secondo palo. Mi dice dove vuole, parliamo, gli do anche il mio punto di vista. Zlatan si muove un po’ meno. Preferisce di più una palla sul secondo palo».

SULLA DECISIONE DI LASCIARE IL LIONE: «Quello che ha pesato nella mia decisione è stato il fatto che non avrei giocato. A volte mi chiedo dove sarei oggi se fossi rimasto al Lione. Ma dopo passa. Pensavo di avere quello che serve per esprimermi. Dopo c’è stato un contesto sanitario difficile, ma è così… Il Milan è il tipo di grande club che ogni giocatore cerca. Quando giochi le grandi partite in Francia, è per entrare a far parte di questo tipo di grandi club. C’era anche la questione di fare definitivamente il grande passo. Mi chiedevo se ero pronto o no, e sentivo di esserlo. Allora perché aspettare?».

SUGLI OBIETTIVI CON IL MILAN: «Quando ho firmato nel 2020, il Milan era in difficoltà. E poi c’è stata la striscia di dieci vittorie consecutive. Ovviamente questo mi ha bloccato le possibilità, ma è bello giocare per una squadra forte. Oggi il Milan è apprezzato. L’obiettivo è vincere trofei perché, come dicono i più grandi nello spogliatoio, è quello che resta a fine carriera. Personalmente punto a giocare più partite possibili, sia in nazionale che nel Milan. E poi la salute è importante!».

 

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