Editoriali

Ora Suso in panchina: prove tecniche di libertà tattica

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Dopo sei giornate e tanta confusione è il momento di mettere Suso in panchina: il Milan e Giampaolo hanno bisogno di ritrovare loro stessi

Il Milan di Giampaolo, come dichiarato dallo stesso Maldini ieri, è partito male anche a dispetto delle più nere previsioni; il tecnico abruzzese sembra aver sofferto più del dovuto, così i come i tanti giovani arrivati in estate, il salto di qualità arrivando a sedersi su una panchina di prestigio come quella rossonera.

Giampaolo è in confusione

A confermare tale tesi è la confusione tattica che è aleggiata su Milanello e sul Milan in queste prime sei giornate: si è partiti con i buoni propositi derivanti dall’esperienza di Giampaolo con il 4-3-1-2 cercando di adattare alcuni giocatori al nuovo modulo per poi tornare, come negli ultimi 4 anni, al 4-3-3 di “Montelliana e Gattusiana” memoria ottenendo però gli stessi risultati. A far tentennare il credo tattico di Giampaolo è stato, come avvenuto in passato, Suso incapace di adattarsi a ruoli diversi da quello di esterno destro. Lo spagnolo, sicuramente tra i più dotati tecnicamente dell’intera rosa, ha tenuto tatticamente in ostaggio il Milan anche questa volta costringendo prima Giampaolo e poi i compagni a snaturarsi al fine di metterlo nella migliore condizione possibile.

Bottino esiguo

A differenza delle annate precedenti però l’avvio di Suso, come d’altronde quello dell’intera squadra, è stato insufficiente: l’ex Liverpool e Genoa in queste prime sei giornate ha collezionato un solo assist, bottino assai esiguo per un giocatore considerato così importante.

Suso in panchina: Paquetà e Calhanoglu nei loro ruoli

Ora è arrivato il momento per il Milan di fare un passo oltre Suso, cosa che forse avrebbe già dovuto fare in estate cedendolo, permettendo ai vari Paquetà e Calhanoglu (mai usati nel ruolo naturale di trequartisti) di esprimersi al meglio andando così a valorizzare il lavoro impostato sulla verticalità del sistema di Giampaolo e provando anche a recuperare l’irriconoscibile Piatek affiancandogli una seconda punta capace di spaziare come Rafael Leao (sempre il migliore) e Rebic.

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