Nelson Dida: eroe muto

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Entro dal barbiere, l’estate del 2003 è quasi pronta ad esplodere. Il ragazzo che si sta tagliando i capelli prima di me ha optato per un taglio a zero classico, la classica boccia estiva per non sentire caldo, il barbiere ha quasi finito il suo lavoro con la macchinetta ed è passato ai dettagli. Dopo aver attentamente eliminato i capelli in eccesso attorno alle orecchie, vicino alle basette e sulla fronte, il barbiere fa per togliere il grembiule al ragazzo, con il rasoio ancora in mano. Il ragazzo lo ferma: “Aspetta. Fammi la saetta al lato sinistro: come Dida, il portiere del Milan“. Il barbiere esegue. È questo il ricordo che parte per primo appena sento e penso a Nelson Dida.

Lasciando da parte la sua influenza sulla moda e sulle varianti dei tagli a zero dei teenager, Nelson Dida è stato uno dei portieri più sorprendenti e sottovalutati degli ultimi 15 anni. Riusciva a deviare, respingere, andare a terra e rialzarsi con una velocità di reazione e una prontezza quasi oltre l’umano.

Arriva in Italia tre volte ma le prime due non riesce a giocare, prima per lo scandalo dei passaporti falsi, poi per il sovraffollamento nel ruolo (Seba Rossi, Christian Abbiati, Valerio Fiori). La terza volta sembra essere quella buona e Dida ha praticamente 30 anni. Ha già dimostrato su altri palcoscenici (Libertadores. Brasilerao e Coppa del Mondo per Club) di essere un grande portiere, parando rigori, respingendo tiri in controtempo e salvando dei risultati da solo, da ultimo baluardo prima della linea della porta che avrebbe portato all’eventuale sconfitta o pareggio dell’attaccante avversario. Un eroe, che dopo le sue gesta gloriose non esulta mai, neanche dopo aver parato due rigori in una partita di semifinale del campionato brasiliano. È sempre serio Dida, nonostante i miracoli, al massimo abbozza un sorriso ma non salta non esprime gioia, non sembra un brasiliano.

Solo una volta lo vedrete esultare e gioire chiaramente. Dopo che Shevcenko segna il rigore decisivo nella finale Champions con la Juve a Manchester. Lì l’eroe non è più muto ma esprime la sua gioia per aver toccato il punto più alto della sua carriera, ha parato tre rigori su cinque in una finale di Champions League. In quella stagione Dida è sicuramente tra i 5 migliori portieri del Mondo.

Tutti i ragazzini vogliono la famosa “saetta” sul lato sinistro della testa rasata del portiere del Milan.

Come in tutte le opere epiche che cantano delle gesta valorose dei cavalieri, c’è un episodio che stravolge tutto, e rende il personaggio, l’eroe in questione, completamente diverso. Nel 2005 nel derby di Champions con l’Inter, il solito “fenomeno” in curva pensa bene di lanciare un fumogeno in campo che si scaglia contro la saetta suddetta presente sulla pelata testa del nostro eroe. Dida è stordito, ma valorosamente si rialza e prova a rimanere in campo, accenna un sorriso ma alla fine si arrende; deve uscire. Per la cronaca il 3 a 0 a tavolino per il Milan fu necessario e la continuazione di quella Champions sarà uno dei demoni con cui il Milan dovrà combattere per qualche tempo. Torniamo al petardo, sì, perché Dida non è più Dida dopo quell’episodio.

È in grado di fare la parata più difficile del mondo e 30 secondi dopo non trattenere la palla su un’uscita alta semplice. L’altalena è iniziata e le montagne russe non sono facili da affrontare per uno che non è il massimo dal punto di vista mediatico. Le critiche sono sempre tante e il portiere brasiliano diventa quasi una barzelletta per gli avversari e uno spauracchio per tutto l’ambiente milanista. Basta la papera con il Real Madrid del 2009 per capire il livello di picchiata delle montagne russe su cui stava Dida. Nel frattempo però ha anche fatto dei miracoli, come la fantastica respinta in controtempo al Bentegodi di Verona contro il Chievo nel 2004, post fumogeno. Nel 2007 il Milan ha vinto la settima Champions grazie anche a Nelson Dida.

L’episodio più umiliante per me rimane lo svenimento per il buffetto rifilatogli dall’invasore scozzese dei Celtic di Glasgow. Dopo un breve tentativo d’inseguimento Dida cade a terra, fulminato. Si farà persino sostituire per quella che si è rivelata poco più di una carezza scozzese fatta da una mano che puzzava troppo di birra.

Gli anni passano e il declino si avvicina. Dida si ritira ma dopo poco tempo si stanca e vuole tornare a giocare. Lo farà in Brasile con il portuguesa, il Gremio e l’Internacional, dove tuttora gioca.

L’eroe muto ci ha insegnato che per essere una celebrità, per spingere i ragazzini a farsi la “saetta” come te non c’è bisogno di essere sempre su tutti i giornali per le interviste che fai, per il gossip o per le esultanze stupide ma solo per quello che vali e che fai sul campo. La prossima volta che andrete dal barbiere a farvi la boccia forse resisterete alla tentazione di farvi la “saetta” come Dida ma vi ricorderete certamente delle sue parate e delle sue gesta da eroe muto.

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