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Milan Inter: le idee di Pioli ingabbiate dalla muraglia “contiana” – ANALISI TATTICA

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Milan Inter ha anche segnato il netto predominio del sistema di Conte rispetto a quello di Pioli, rivelatosi troppo sterile e poco pericoloso per gran parte del match

Qui abbiamo scritto di come i difensori centrali del Milan (Romagnoli soprattutto) abbiano pagato in negativo la scelta di Pioli di difendere con tanto campo alle spalle. Lukaku e Lautaro hanno così fatto la differenza.

Le lacune rossonere non si limitano però alla fase di non possesso. Il Milan ha infatti palesato grosse difficoltà in avanti, con poche occasioni create (a parte quei folli 5′ di inizio ripresa). Come abbiamo scritto in passato, si tratta di una squadra che – come quasi tutte quelle di Pioli – è piuttosto frenetica, cerca di arrivare in porta il prima possibile. Fatica invece quando deve palleggiare con più calma per disordinare una difesa schierata.

Essere passati quasi subito in svantaggio nel derby, ha messo quindi la gara sui binari perfetti per Conte. L’Inter si esalta quando deve difendere il vantaggio: può difendersi bassa con un 5-3-2 molto corto e fare male in spazi larghi. Come successo contro la Lazio, i nerazzurri dopo la prima rete hanno abbassato molto la linea del pressing, un qualcosa che ha fatto emergere bene i difetti tattici del Milan.

Nel match di andata, i rossoneri avevano sfruttato bene gli ampi spazi concessi dai rivali (ai tempi, l’Inter provava difendere più in avanti). Ieri hanno invece costantemente sbattuto contro il muro eretto da Conte, con la capolista che è rimasta corta e compatta dall’inizio alla fine.

Molti meriti sono del centrocampo dell’Inter, che si è mosso quasi sempre con i tempi giusti. Proteggeva molto bene gli spazi interni e scivolava bene in fascia quando il Milan provava ad allargare il gioco. In tal modo, erano schermate le soluzioni di passaggio verso gli attaccanti: i rossoneri non avevano modo di lanciare per Ibra, sempre circondato da maglie avversarie.

Il possesso del Milan diventava quindi profondamente sterile. Per sorprendere e allargare le linee rivali, la squadra di Pioli cercava di allargare il gioco per poi tornare dentro. La palla girava però troppo lentamente, con l’Inter in costante superiorità numerica. Il possesso rossonero era orizzontale e perimetrale, andava da un lato all’altro del campo senza creare alcun vantaggio: la manovra si arenava in fascia, con ali e terzini del Milan costretti a tornare indietro.

 

Nelle due slide sopra, vediamo la rigidità e la mancanza di idee del Milan, con l’Inter che al contrario è sempre corta. In entrambi i casi, Eriksen esce bene su Calabria, mentre Perisic si occupa di Saelamaekers. Brozovic e Barella, invece, coprono bene il centro del campo. Il Milan non ha modo di trovare l’uomo libero e andare in verticale: in entrambi i casi, è costretto a tornare indietro e ricominciare (nella seconda slide Saelemaekers riceve spalle alla porta).

L’Inter ha accettato di difendersi bassa, riuscendo a mantenere alta la concentrazione per tutti i 90′. Il Milan non ha quasi mai trovato spazi tra le linee. Da segnalare anche il grande sacrificio di Eriksen, che ha interpretato con diligenza una partita in teoria difficile per uno con le sue caratteristiche (poi in fase di possesso ha fatto tante giocate di livello).

Nelle slide sopra, vediamo due azioni di momenti molto diversi della partita. In entrambi i casi, l’Inter è sempre corta e compatta, con i giocatori rossoneri circondate da maglie rivali. Il Milan prova a passare centralmente, ma l’Inter riesce in tutte e due le volte a recuperare palla e ad avviare una transizione pericolosa.

Oltre a un centrocampo che si fa sempre trovare al posto giusto, va elogiata anche l’aggressività e la precisione dei difensori, con Skriniar in particolare tempestivo nell’accorciare su Rebic.

Nonostante il predominio nel possesso palla (65% nel secondo tempo), il Milan ha totalizzato appena 0.71 Expected Goals, rendendosi nel complesso non molto pericoloso. Oltre alle fragilità difensive, Pioli deve dare più imprevedibilità a una fase offensiva che sembra povera di idee quando non può attaccare in campo aperto.

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