Editoriali

Lo scouting secondo Moncada: «Vi spiego la filosofia del mio lavoro»

Pubblicato

su

Capo scouting del Milan dal 2018, Geoffrey Moncada sta assumendo sempre più importanza nei quadri dirigenziali: ecco il suo modus operandi

Una figura di spicco all’interno della società, vero punto di contatto tra la filosofia di Elliott e l’individuazione di un profilo idoneo ai paletti imposti dal Fondo: giovane età, costi contenuti e qualità tecniche. Geoffrey Moncada, capo scouting del Milan dall’insediamento americano a Milanello, ha concesso un’intervista al The Atheltic, nella quale ha sviscerato diversi argomenti, uno su tutti, la sua filosofia nella scelta di un profilo. Ecco, nel dettaglio, le sue parole:

«Noi osservatori dobbiamo capire le possibilità di miglioramento di un giocatore. Se un giocatore di 20 anni ha una partita pessima, ottiene un quattro in pagella, ma se ha un grande potenziale questo è più importante per me. Mi piace quando uno scout la guarda in quel modo e mi dice: ‘Guarda, oggi non ha giocato una bella partita, ma è dotato’. Continuiamo a seguirlo e lo guardiamo di nuovo.

Non ho bisogno di uno scout che vada solo alle partite. Ho bisogno di qualcuno che guardi gli allenamenti, che parli con i genitori e i direttori dell’accademia. È troppo facile andare a vedere una partita, scrivere una relazione e farla finita. Possiamo farlo dall’ufficio.

Dobbiamo avere tutte le informazioni: la situazione del contratto, com’è la famiglia, i piccoli dettagli fanno la differenza. Le relazioni umane fanno la differenza. Alla fine abbiamo un rapporto completo con tutte le informazioni e le statistiche».

Exit mobile version