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Gattuso: «Allenare il Milan è un sogno, qui è una macchina perfetta»

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Intervistato da la rivista Forza Milan! Gennaro Gattuso ha così parlato della propria prima esperienza da allenatore del Milan

Gennaro Gattuso, attuale tecnico del Milan, si racconta sulle pagine della rivista ufficiale rossonera. Non voleva fare l’allenatore, ma la malattia che lo ha colpito nel 2011 gli ha fatto cambiare idea: «Con buona pace di mia moglie… le avevo promesso che ci saremmo rilassati un po’ una volta smesso di giocare».

Al mattino ti guardi allo specchio e cosa vedi…
«Non mi guardo, ho paura (ride, ndr). A di là delle battute, vedo una faccia diversa, con qualche chilo e svariati capelli bianchi in più».

Sei soddisfatto di te stesso e dei traguardi che hai raggiunto nella vita?
«Mi sento un uomo felice. Ho una bellissima famiglia e faccio un lavoro che mi piace e mi diverte, per la squadra che ho sempre tifato: è un sogno».

È più difficile avere a che fare con i tuoi figli o con i ragazzi della rosa? Noti delle analogie nel modo in cui ti approcci a loro?
«Penso che ogni ragazzo abbia il suo carattere. Ci sono giocatori che vanno trattati con più fermezza e autorità. Ad altri invece bisogna far sentire quotidianamente affetto e sostegno. I giocatori sono esattamente come figli, bisogna gestirli allo stesso modo».

Tornando al Milan, secondo te qual è stato il momento di svolta della stagione?
«Il Derby di Coppa Italia vinto con l’Inter è stato indubbiamente decisivo, ci ha dato freschezza mentale, tranquillità e nuove energie nervose. Il più grande rammarico è non aver vinto la trasferta di Campionato con la Juventus: vincere a Torino avrebbe riacceso la stagione».

Quest’anno si è discusso tanto di Var, qual è il tuo pensiero al riguardo?
«Secondo me è stata un’innovazione fondamentale. Anche se si può ancora migliorare, si tratta di una tecnologia incredibile, che mette da parte tutti i dubbi».

Nella tua carriera da allenatore prima sulle panchine di Sion e del Palermo, passando poi per OFI Creta e Pisa, hai attraversato momenti difficili. Cosa hai imparato da queste esperienze?
«Penso che siano proprio le difficoltà a farci crescere e maturare. Non sono masochista, ma mi piace lavorare sotto pressione e nelle difficoltà: sono tutte esperienze che mi porto nel mio bagaglio tecnico. Devo dire che di difficoltà al Milan ce ne sono ben poche, è una grandissima struttura, una macchina perfetta». 

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