HANNO DETTO

Calamai: «Retegui non mi sembra la soluzione ideale per l’Italia»

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Luca Calamai, noto giornalista, ha commentato il momento dell’Italia dopo la vittoria su Malta con Retegui in gol

Ospite a TMW Radio, Luca Calamai ha parlato così dell’Italia e di Retegui, obiettivo di mercato del Milan:

«Grazie a questo ragazzo argentino si sta ritrovando qualcosa, ma trovo mortificante questa ricerca di giocatori all’estero. È chiaro che se succede ben venga, ma non è questa la soluzione. Noi siamo l’Italia, ma vi pare normale che dobbiamo cercare un argentino perché non abbiamo un centravanti? La vera domanda però è un’altra. Dopo la clamorosa eliminazione dal Mondiale, cosa è stato fatto per cambiare? Non è stato fatto niente, questa è una sconfitta clamorosa. Sul banco degli imputati c’è la Federazione, che sicuramente è troppo impegnata in una miriade di guerre interne, ma l’obiettivo finale della Federazione dovrebbe essere la crescita dei nostri giovani. Non c’è un progetto, non c’è un qualcosa di nuovo. E qui devo anche sottolineare il lavoro dello staff tecnico. Mancini è un grande allenatore che ha vinto l’Europeo e che ha occhio per il talento, ma cosa sta dando in questo momento? Sembra si sia adeguato anche lui. Se si adegua, di Mancini ne trovo tanti. Voglio un allenatore che vada in Federazione e che dica quali siano i problemi. La verità è che abbiamo pochissime idee e confuse, questo è il vero limite. Io vorrei una rivolta di chi lavora nel calcio, ad esempio Mancini quando allenava i club prendeva italiani o stranieri? Dobbiamo lavorare per far crescere i giovani, obblighiamo le squadre di Serie A ad avere l’under 23. Non so se vada bene, non so se sia l’opzione giusta, ma so che non posso non fare nulla. Servono degli ordini, delle regole forti. In Federazione è tutta una guerra politica e si è smarrita l’idea di calcio. Manca l’uomo di calcio, questa figura doveva essere Mancini. Per me lui è qualcosa più di un allenatore, ha una visione. Se non fa questo, allora vada via. Faccia una conferenza stampa dove presenta le sue idee, il problema non è uno stage in più o meno. Il primo concetto è capire come far crescere i nostri talenti, non possiamo sperare che i calciatori piovano dal cielo. Bisogna che qualcuno metta sul piatto un percorso. Noi non siamo andati a due Mondiali, questo è clamoroso. Sembrava l’apocalisse, e invece non è successo nulla».

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