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Borini senza limiti: «Milan, puoi vincere due Coppe»

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Fabio Borini, attaccante del Milan ed ex Nazionale italiana, si è raccontato attraverso le colonne de La Gazzetta dello Sport augurandosi una stagione proficua per lui e il Milan

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Fabio Borini, attaccante del Milan e vero underdog della rosa di Gennaro Gattuso ha così parlato del proprio rapporto con gli allenatori: «Dagli occhi non sono mai riuscito a capire se un allenatore mi avrebbe fatto giocare. Ci sono troppi fattori esterni. Io sono un iper-razionale e lo dimostro anche nei tatuaggi. Ad esempio, ho il Grillo Parlante di Pinocchio perché voglio una coscienza vigile. Poi c’è anche un Peter Pan con la maglia numero 29 perché desidero mantenere sempre le mie idee, e inoltre ho il mio nome scritto in cirillico perché quando ero piccolo in estate prendevamo in affido un bambino bielorusso della zona di Chernobyl, Andrej. Quando andai a giocare ad Homel col Liverpool l’ho contattato ed è stata una bella emozione rivederlo. Andrej voleva diventare medico e ce l’ha fatta. Certo però che a giocare a pallone era proprio scarso…».

Il passato in colonia: «La resistenza? Avrò preso da mia mamma Cinzia, che ha corso la ‘cento chilometri’ sia nel Sahara che in Islanda. Pensate però che da ragazzo in allenamento avevo poca voglia e così capitava che l’allenatore mi spedisse nello spogliatoio per punizione».

L’avventura al Chelsea a 16 anni: «Per decidere non ho dormito per settimane. Una volta partito però, quando tre mesi dopo mi prese nostalgia di casa e non sapevo neppure l’inglese, i miei mi dissero di non mollare e hanno fatto bene. Quell’esperienza da solo mi ha fatto crescere. Stavo in famiglia, da Keith Carnes, un londinese separato, che abitava in una grande casa dove ho cominciato a cucinare usando gli appunti dei nutrizionisti del Chelsea. Sono stato bene con Keith e le sue tre figlie che si sono innamorate di me ma in modo fraterno».

Differenze tra Italia e Inghilterra: «Da loro si passa più tempo a lavorare che a chiacchierare, lo spogliatoio è quasi sempre vuoto. In Italia invece si sta più insieme. Mi piacerebbe trasmettere il modo di approcciarsi alla partita che hanno in Premier. Qui da noi è troppo serio, pesante».

Ritorno in Nazionale: «Nessuno sa che ho partecipato a quell’Europeo. Non mi sono mai scaldato durante una partita, Prandelli non mi ha mai parlato. La Nazionale non mi ha mai considerato ed è anche per questo che sono tornato in Italia».

Balotelli: «Potenzialmente è tra i più forti che io abbia mai visto. Con lui o sei diretto o non funziona. L’amicizia è una cosa seria, che rimane. Pensate che fino a poco tempo fa, quando tornavo al paese, la notte mi mettevo a giocare a calcio con gli amici nel parcheggio vicino a casa mia come quando eravamo piccoli».

Obiettivi stagionali: «In Serie A dico Juve, invece per l’EL direi il Milan. E così anche in Coppa Italia, ce la possiamo fare».

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