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André Silva torna al Milan: resterà o diverrà pedina di scambio?

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André Silva torna al Milan ma c’è ancora molta incertezza riguardo al suo futuro: si parla di uno scambio con Schick ma è difficile

È ormai acclarato che il futuro di André Silva non sarà più al Siviglia: il centravanti portoghese ha concluso l’annata in prestito in Andalusia senza raggiungere grandi risultati e ricevendo il saluto della dirigenza che ha così declinato l’ipotesi di riscattarlo versando nelle casse rossonere oltre 30 milioni di euro. Scontato dunque il ritorno al Milan per André Silva che adesso valuterà insieme a Paolo Maldini e al prossimo tecnico rossonero il proprio futuro. Jorge Mendes, procuratore del calciatore, non sarebbe felice di vederlo in panchina e pertanto starebbe premendo affinché al giocatore venisse dato maggiore spazio al Milan o altrove.

Marco Giampaolo, principale candidato a ereditare il posto di Gattuso al Milan, predilige le due punte e pertanto l’idea di aumentare la batteria di attaccanti presente nella rosa del Milan è una priorità. Nelle ultime ore però prende forma anche l’ipotesi di un possibile scambio con la Roma che prevederebbe il passaggio del centravanti portoghese in giallorosso in cambio di Patrick Schick in rossonero che ritroverebbe così Giampaolo suo allenatore ai tempi della Sampdoria. Una notizia credibile ma non troppo visto anche il modo in cui Schick ed il probabile futuro allenatore della Sampdoria si sono separati: «Due giorni dopo il mio esordio – aveva detto il centravanti della Roma al giornale sportivo ceco Reporter – in allenamento sbagliai un paio di volte e lui (Giampaolo ndr) cominciò a urlarmi contro in modo isterico. C’erano anche i miei genitori a vedermi. Quando tornai a casa mi chiusi in camera e diedi calci alle sedie per un’ora. Chiamai di nuovo il mio agente e mi disse che la mia chance sarebbe arrivata. Nella partita successiva l’allenatore mi fece scaldare all’intervallo, ma al 18’ mi disse di sedermi perché sarebbe entrato qualcun altro. Ma poi lui fu allontanato per proteste e il suo secondo mi chiamò: nella mia testa avevo già smesso di giocare, ma entrai e segnai al 90».

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